Sub Specie Aeternitatis #2

Sub Specie Aeternitatis

Dentro uno spazio velato dalla penombra quattro figure femminili nere accerchiano un uomo. Nella loro muta eloquentia lentamente lo conducono, attraverso la Voragine del buio, nel luogo dell’origine. È il principio di tutto, prima della parola. È un immenso vuoto, in cui il silenzio è cesura al quotidiano. L’uomo davanti alla Materia. L’artista manipolatore della Natura alla ricerca dell’opera.
La Sapienza delle arti liberali consegna all’artista la forma dell’opera, ma egli desidera nell’atto la relazione profonda tra la sua condizione umana e quella artistica. È necessario un atto di liberazione dal mondo, di ricongiunzione alla natura attraverso la materia che trascende nello spirito.
Il ciclo dei Misteri, presente nell’Oratorio di Santa Cita, traccia una linea immaginaria che lega l’artista, l’opera, e il percorso per giungere alla Bellezza.

Nota critica a cura di Salvatore Tedesco

Così come la luce materiale risplende materialmente sui colori, dice un commentatore di Aristotele, allo stesso modo la luce spirituale risplende spiritualmente sui phantasmata dell’immaginazione, innalzando quella luce e quei colori dalle condizioni materiali verso l’universale.
Dal segreto equilibrio fra la materia, i colori, le immagini sensibili e la luce della Sapienza messo in forma nell’invenzione degli Oratori serpottiani muove l’azione teatrale di Civilleri/Lo Sicco, e di questo equilibrio sceglie di indagare l’origine nel buio, nel nero a partire dal quale acquistano visibilità e spessore quella materia (pulviscolo, polvere, poi malta sapientemente messa in forma negli stucchi), il bianco di quelle forme scultoree e i colori della pittura.

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