APPUNTI SUL LAVORO BIANCA/
La luce è elemento che determina lo spazio, sottraendolo al buio in porzioni, segmenti e forme geometriche: il cerchio, il disco e la sfera sono le figure primarie del lavoro en-space e determinano la composizione dei movimenti di scena sia corali che individuali.
Il susseguirsi delle scene procede per rievocazione, svela brandelli della memoria di Bianca senza vincoli. Luce, suono e corpo sono l’origine della drammaturgia scenica.
La Musica è spinta verso l’essenza: la nota unica è generatrice di una nuova complessità, di una composizione originale. È drammaturgia a cui i corpi si affidano perdutamente.
Il Corpo degli attori affronta ritmicamente il movimento, che è inteso come unico dispositivo di interpretazione per l’attore.
Bianca è uno spettacolo banalmente fisico, legato al corpo degli attori, non solo dal punto di vista della sapienza che mettono in campo, ma soprattutto per quell’aura che li avvolge e li rende segni profondi della scena.

LE MUSICHE/
In Bianca si è proceduto per “visioni” e senza seguire un vero e proprio copione in senso tradizionale. Idee e visioni sono state ciò che hanno definito un campo dove scena e suono si fondono e si supportano vicendevolmente per definire un immaginario.
Non si è mai pensato a una fine né a un inizio, ma piuttosto a uno spazio. In particolare, uno spazio che racconta un vuoto cosmico che assorbe la rappresentazione stessa. In questo senso una frequenza costante accompagna pubblico e attori dal “non-inizio” alla “non-fine”.
Questa frequenza si evolve in brani musicali composti volutamente senza conoscere il testo, ma solo la visione di esso. Tutto quello che avviene all’interno della rappresentazione è movimento sonoro e visivo contenuto nel “sempre”. Ciò che avviene in scena, avviene nella musica non come commento, ma come ricostruzione di uno spazio. I temi incalzanti e a volte ossessivamente lirici vengono destrutturati e ricuciti.
Geometrie vengono costruite distrutte e ricreate suscitando un contrasto percepito come quiete e angoscia senza fine.
(Gianni Gebbia e Giovanni Verga)

Back